Personaggi

Azzurra Martino, “La recitazione mi ha salvata”

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Azzurra Martino

L’intervista all’attrice barese, prossimamente nelle sale con “Garbage Man” e sul piccolo schermo nella serie “Gerri”.

«Per me la recitazione è il tentativo di trasmettere qualcosa di vero» e a giudicare da quanto portato sul grande e piccolo schermo e sulle tavole del palcoscenico da quando ha intrapreso il mestiere di attrice, Azzurra Martino ha fatto di questa volontà il motore portante e la benzina che alimentano il suo essere artista e le sue interpretazioni. Un’artista dotata di grandissima versatilità, intensità e potenza espressiva, caratteristiche che le hanno permesso di collaborare a lavori teatrali, cinematografici e televisivi di affermati professionisti tra i quali Eugenio Cappuccio, Lucio Pellegrini, Carlo Vanzina, Carlo Verdone, Cristian Mongiu e il premio Oscar Marleen Gorris. Da diversi anni ha ampliato le sue competenze lavorando come casting director, actor coach e docente di recitazione presso l’Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto a Bari. Esperienze, queste, che hanno ulteriormente arricchito il suo bagaglio personale e professionale, lo stesso che abbiamo provato a esplorare in questa one-to-one.

A quando risale il primo richiamo della recitazione?

In realtà nasco come ballerina avendo iniziato a studiare danza sin da piccolina, poi crescendo le cose sono un po’ cambiate e parallelamente alla danza ho portato avanti una formazione nel campo del musical e ancora prima del teatro vernacolare, per il quale nutrivo una grandissima passione e curiosità nonostante in casa mia non si parlasse molto il dialetto. Quindi si può dire che il palcoscenico l’ho frequentato già da bambina. Ma il vero richiamo è legato a un episodio ben preciso, ossia a quando Sergio Rubini venne a girare in Puglia nel 2000 il film “Tutto l’amore che c’è”. Si vociferava che lui fermasse le persone per strada per realizzare delle specie di street-casting e che il responsabile dei casting volle incontrare tutti gli attori e le attrici presenti sul territorio per scegliere coloro che avrebbero preso parte a quella pellicola. Ricordo che l’aria che si respirava in quel periodo a Bari, la visione sul grande schermo del risultato finale e il pensiero che avrei potuto esserci anch’io in quell’opera, mi fecero venire la voglia di conoscere ancora più approfonditamente il mondo della recitazione e intraprendere il mestiere di attrice. Ora con una formazione e diverse esperienze alle spalle sento che questo mondo mi appartiene.

Azzurra Martino

Che valore ha per lei la recitazione?

Mi ha salvata nel senso letterale del termine perché ho vissuto delle brutte esperienze personali oltre ad essere stata male in passato. In questo dico che mi ha salvata, con lo studio della recitazione che mi ha permesso di distrarmi da tutto ciò. E una volta diventata attrice ho fatto in modo che le cose negative si trasformassero in un cuscinetto, usandole a mio favore e non contro di me. Il passato non deve essere il nostro nemico, così come le cose non piacevoli che ci sono accadute, perché per quanto possiamo sforzarci di dimenticarle o allontanarle queste poi ritornano come dei boomerang. Trasferire tutto questo nella recitazione serve a risvegliare delle sensazioni e degli stati d’animo, a entrare in un dato mood. Quindi anche le cose negative sono importanti per chi fa il mio mestiere. Diventano un bagaglio esperenziale ed emozionale che ci portiamo dietro.

Qual è secondo lei il suo punto di forza?

Lavoro molto con il corpo, probabilmente per i miei trascorsi nella danza dalla quale ho acquisito anche la disciplina. So di avere una marcia in più che mi consente di muovermi con estrema agilità in un contesto con grande naturalezza, per cui se mi chiedono di restare immobile e bloccata su un palcoscenico piuttosto che su un set non mi trovo particolarmente a mio agio. Cioè sfrutto al massimo gli spazi e gli oggetti che ho a disposizione per dare forza e spessore alla mia performance. Ritengo che questa sia una mia caratteristica. In generale penso che per un attore sia importantissimo sapere utilizzare bene il proprio corpo e ne abbia il pieno controllo in scena perché è con esso che deve riuscire a comunicare delle cose e delle emozioni quando non può avvalersi delle parole.

Come costruisce e si cuce addosso un personaggio?

Ovviamente dipende da quanto tempo ho a disposizione e dalla sua complessità, ma in generale quella della costruzione di un personaggio è per me una fase molto lunga e accurata. Cerco di penetrare nella vita della figura che mi viene affidata e lo faccio studiando il più possibile, partendo da punti di contatto tra la sua esistenza e la mia: se abbiamo gusti in comune, se ascoltiamo la stessa musica o ci piacciono gli stessi libri, come si comporta dentro e fuori da casa. Insomma gli do vita e poi la mescola con la mia, attingendo al mio vissuto. In più cerco sempre di capire quali sono le relazioni e le dinamiche di quel dato personaggio con la propria famiglia. È una cosa mia e non so se è effettivamente utile, ma mi serve ad entrare in sintonia con lui. Insomma divento il personaggio ancora prima di indossarne le vesti in un film, in una serie o in uno spettacolo: penso come lui, dormo come lui e mi comporto come lui.

Azzurra Martino

A proposito di personaggi, quale o quali le sono rimasti nel cuore e nella mente?

Per tutto quanto quello che mi ha dato e io o dato a lui, oltre al divertimento che mi ha regalato, il personaggio di Penelope, la fidanzata di Checco (Zalone) in “Quo Vado?” di Gennaro Nunziante, resterà per sempre nel mio cuore. Ma se ti devo dire quello che più mi è rimasto attaccato e alla quale sono molto affezionata a livello emotivo non posso non citare la Carla di “La regola d’oro”, l’opera seconda di Alessandro Lunardelli. Si tratta di un film drammatico nel quale ho interpretato una piccola parte, quella di una groupie  naïf alla quale non si può non volere bene. Lavorare su di lei mi ha preso il cuore perché mi ha fatto da subito grandissima tenerezza. Dopo averne svestito i panni ho sentito che c’erano stati anche dei cambiamenti in me. Un altro personaggio al quale sono molto legata è la Francesca di “L’amore non si sa” di Marcello Di Noto, una madre sui generis in una famiglia che galleggiava in un mare al limite tra il legale e l’illegale. Anche nel suo caso ho avuto un po’ di difficoltà a distaccarmene.

Cosa bolle in pentola e dove la vedremo prossimamente?

Ho recentemente preso parte al nuovo film di Alfonso Bergamo dal titolo “Garbage Man”, prodotto dalla Fenix Entertainment, che uscirà prossimamente. La pellicola, nella quale vesto i panni della dottoressa Vitale, racconta la storia di un netturbino che abita in un indefinito paesino del sud Italia. L’uomo, per amore di una donna, figlia di un suo anziano collega, terrorizzato dal presente e ancor più dal futuro, volendo proteggerla, decide di ripulire la società da ogni tipo di delinquenza. Poi mi sono occupata del casting della serie tv “Gerri” per la regia di Giuseppe Bonito, nella quale ho interpretato anche un piccolo ruolo, quella della madre di un bambino rapito. La serie, tratta dai romanzi di Giorgia Lepore, la cui messa in onda è prevista su Rai 1 nel 2024, è stata girata in Puglia, tra Barletta, Andria e Trani.

Intervista di Francesco Del Grosso                                                                                 Foto di Francesca Chirico

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